il blog di luigi sarto

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.

Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta. (Paulo Coelho da "11 Minuti")

mercoledì 23 settembre 2015

Nonpoesia degli addii mancati

Nonpoesia degli addii

È una poesia senza rima
La mia
È una poesia spoglia
Un foglio di via
Il resoconto scontato
Di ciò che mi hai dato
Un colpo di vento
I baci rimasti dentro
I nostri giri in centro

Una stella senza nome
Una nuvola che non si è fatta pioggia
Il tuo respiro in una bottiglia
Le nostre attese in un orologio rotto
I viaggi in metropolitana che non fa capolinea
I miei capelli a treccia con i tuoi ora sciolti
I tuoi jeans a zampa con i risvolti
I tuoi occhi che non mi rivedranno
Per sempre nei miei

 mentre se ne vanno

chiara a luigi quasi alla fine del libro

venerdì 18 settembre 2015

Che cosa ti aspetti da me



"Io credo che la grandezza degli uomini si misuri con la grandezza dei loro sogni e con la loro capacità di realizzarli, ma ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo solo per essere riuscito a pensarli e per aver provato a realizzarli. Uno di quei sogni per cui vale la pena di vivere è vivere una vita che vale la pena di essere raccontata."


Da Che cosa ti aspetti da me? di Lorenzo Licalzi

giovedì 17 settembre 2015

Le luci nelle case degli altri



Prima o poi, presto o tardi, qualcosa ci spaventa, ci fa davvero male: e allora chiudiamo le saracinesche al resto. Ecco perché il mondo diventa incomprensibile! Perché ci sembra di farne parte, di stare male o stare bene assieme agli altri, ma non è vero. Siamo più concentrati su quello che teniamo chiuso dentro di noi, dietro le saracinesche abbassate, che su quanto succede là fuori: e non ci capiamo più niente di niente.

Da Le luci nelle case degli altri, Chiara Gamberale

venerdì 4 settembre 2015

le scelte che non hai fatto

Alla fine, forse ero anche felice, ma sempre preoccupata di essere felice. Era come un impegno di lavoro. Non mi concedevo pace. Cioè, voglio dire, non fraintendermi, non volevo una vita diversa. Mi andava bene la mia, ma volevo aggiustare le cose che non funzionavano, sai, le piccole infelicità, le frustrazioni. Era stupido, ero convinta di poterlo fare, almeno per quanto riguarda la mia vita. La botte piena e la moglie ubriaca: perché no? E in effetti, più o meno ci sono riuscita... Certo un po' di fortuna l'ho avuta ma ci ho messo del mio. Per anni, non mi sono mai distratta da quello che volevo, anche se ogni tanto era faticoso, anche se ogni tanto avrei voluto dimenticarmene. Hai presente i tre porcellini? Ecco, io sono quello che ha costruito la casa di mattoni. Ma anche il porcellino saggio avrebbe voluto divertirsi. Invece lavorava mentre gli altri giocavano. Non solo perché era più previdente, non poteva perché era fatto così, era la sua natura.

Maria Perosino, Le scelte che non hai fatto

mercoledì 2 settembre 2015

tre volte all'alba o delle carte che si hanno in mano

Di nuovo la donna sollevò le spalle. Ho girato pagina, disse. L'uomo stette un po' a guardarla poi le chiese se aveva ricominciato da capo, in quel modo che sognava, col bambino in braccio. Sì, rispose la donna, e sa cosa ho capito? L'uomo non rispose. Ho capito che non si cambia veramente mai, non c'è modo di cambiare, come si è da piccoli si è tutta la vita, non è per cambiare che si ricomincia tutto da capo. E per cosa, allora?, chiese l'uomo. La donna stette un po' in silenzio. Non si era accorta che il lenzuolo era scivolato giù, sul seno, o non le importava. Magari era quello che voleva. Si ricomincia da capo per cambiare tavolo, disse. Si ha sempre questa idea di essere capitati nella partita sbagliata, e che con le nostre carte chissà cosa saremo riusciti a fare se solo ci sedevamo a un altro tavolo da gioco. Lei aveva lasciato il bambino a sua madre e aveva ricominciato da un'altra città, da un altro mestiere, da un altro modo di vestire. Probabilmente voleva anche lasciarsi dietro un po' di cose che non era possibile rimettere a posto. Adesso non riusciva a ricordare bene. Ma certo era stufa di perdere. Come le ho detto, aggiunse, cambiare le carte è impossibile, non resta che cambiare il tavolo da gioco.
Ha trovato il suo?, chiese l'uomo.
Sì, rispose con sicurezza la donna, è un tavolo che fa schifo, tutti barano, il denaro è sporco, e la gente non vale niente.
Che meraviglia...
Non starei a fare troppo la difficile, con le carte che ho in mano.

[Alessandro Baricco, Tre volte all'alba]
lunga è la notte.
ma solo la notte sa regalare angoli nascosti di riflessioni che nella fretta del giorno non cogli a sufficienza.
lunga è la notte.
dove sa far male da soffocare una mancanza, una solitudine, una delusione, un'attesa che non finisce. ma sa curare la notte, nel senso di prendersi cura. di accogliere. di riportare tutto allo Zero. e poi provare a ripartire da qualche parte.
semplicemente restando fermi, lì esattamente dove si è. forse è il punto migliore in cui stare.
in cui provare ad avere una nuova prospettiva.

lunga è la notte, eppure dovrà passare.
questa notte, quando mi ritrovo a parlare con S.

- allora com'è andata domenica alla stazione con la ragazza del post dei cliché nello stomaco
- bene, direi
- bene
- si, bene
- mah?
- niente
- niente?
- il fatto è questa specie di paura fottuta che rimane di fondo
- paura di che?
- è una con la quale sono già stato, in passato. o almeno ho provato a stare. per 10 giorni. ma era una cagacazzo da competizione. e così la cosa è finita. poi ho incontrato la donna con cui sono stato per 8 anni... ma quando è finita, 8 mesi fa, ho pubblicato su facebook un post in cui dicevo che era finita
- e così lei ti ha contattato
- si anche lei da un anno circa è tornata single
- e vi siete rivisti
- già, dopo esserci annusati tramite mail messaggi segnali di fumo e quant'altro a distanza abbiamo deciso di fare il passo...
- e così domenica vi siete visti
- sì. fuochi d'artificio. era come rivedere un vecchio amico dopo tanto tempo. e quel vecchi amico eravamo noi stessi. cioé ho rivisto il me di 8 anni fa con gli occhi d'adesso. è stato un insieme di emozioni e sensazioni belle, un cercare di dare un nome alle cose, un come stai bene e tu bene si anche io bene e poi non capirci più niente fino a...

e si accede una sigaretta.
mi accendo anche io una sigaretta e riprendo il discorso

- fino a...
- te l'ho detto fino alla paura.
- paura di che?
- paura che i pezzi non si incastrino. paura delle differenze, troppe.
- e perché mai vuoi che tutti i pezzi si incastrino? mica dovete diventare migliori amici...
- boh...

e mentre dice boh tira forte, come se in qualche modo la sigaretta custodisse la soluzione al mistero.

già, il mistero. forse è questo il segreto dei rapporti tra uomo e donna. o tra uomo e uomo. o donna e donna quando stanno insieme. un mistero insondabile che tiene insieme i pezzi che non si incastrano. e se il mistero si svela la magia finisce.

però a me manca la paura di cui tu parli. cioé, quando ce l'avevo anche io per Annalisa allora anche per me era un ostacolo. però il mettersi in gioco, il rimettersi in gioco cazzo, è tutto uno col sentirsi vulnerabili: la bellezza dell'essere innamorati e della paura che fa il sapersi diversi e che per quanto uno si sforza certi pezzi è difficile da incastrarli. ma proprio questo ci rende vivi... e ci fa capire che nonostante tutto ne vale la pena...

chissà se stanno ancora insieme. e quante volte ancora lui andrà a prenderla in stazione, con il cuore in gola, la sigaretta in bocca, la fretta tra le mani, la paura dappertutto eppure senza nome. 
chissà se questa paura è in qualche modo legata all'intensità dei sentimenti provati, di quanto ci importi di quella persona, della paura che abbiamo di perderla, o di perdere noi stessi. ma che poi se non ti perdi un po', nel senso di lasciar andare un pezzo del tuo io allora non c'è spazio davvero per l'altro. insomma come una libreria in cui i libri tuoi e i libri di chi arriva nella tua vita non ci stanno e allora devi fare spazio dentro e mettere i libri che non intendi più leggere o rileggere in un qualche scatolone. e la paura è di non ritrovare lo scatolone, o che forse ti serve quel libro poi e non ce l'hai sottomano quando vorresti... e magari puoi chiedere all'altra persona.

insomma la paura.

e il coraggio che ti viene fuori quando hai paura.